Fastidio
Venerdì 7 Marzo 2008 at 1:40 | In delirio, fantasia, riflessioni | 4 CommentsPeso e stanchezza. Mi sento infastidito, ho come qualcosa sopra il palato che mi prude e mi occlude le vie respiratorie, mi sollevo per un istante sopra il tavolo della biblioteca cercando un fazzoletto di carta…
- Et-et-et-ciù!
Apro gli occhi, e vedo il mio cervello sopra il tavolo. Aps, eh, be’…
- Potrebbe spostarsi per favore?
- Sì, ma certo, scusi, un minuto soltanto, non è che per caso avrebbe un fazzoletto?
- Lei non può restare qui, e dovrebbe sgombrare il tavolo.
- Vede, posso spiegare, no, è che, be’, ho anch’io ho le idee un po’ confuse sa, ma la questione è che ho appena starnutito il cervello!
- Eccole un fazzoletto, non mi importa a cosa le serve ma si tolga di qua per favore.
Raccolgo il cervello nel fazzoletto, una massa gelatinosa ancora gocciolate muco, con grande attenzione e me lo metto nella tasca della giacca. La gente che mi vede passare osserva incuriosita la tasca gonfia, umidiccia.
- Vede, è che ho appena starnutito il cervello, e ce l’ho nella tasca della giacca. Non è che saprebbe consigliarmi qualcuno a cui potrei rivolgermi?
- Ah, no, no, be’, è che ho visto la sua tasca gonfia e pensavo che potesse esserci qualcosa di strano dentro, comunque adesso mi è tutto chiaro. Anzi, sa, la capisco!
- Ah bene, no perché io invece fatico a capire di cosa si tratti, sa no, il cervello…
Esco dalla stanza e cerco un tavolo in disparte, tiro fuori il fazzoletto e mi metto ad osservare le circonvoluzioni. Caspita, e quindi è così che è fatto il mio cervello, davvero interessante! Se devo essere sincero non pensavo che avrei potuto tirarlo fuori dalla testa ed osservarlo in questo modo come sto facendo ora sulla tavola, ma in ogni caso non è mai troppo tardi per ricredersi. E toh, questi dovrebbero i centri del piacere, vediamo cosa succede se provo a stimolarli toccandoli… non succede un bel niente, ma in ogni caso posso rimandare la ricerca ad un altro momento, già è difficile spiegare di aver starnituto il cervello, giustificare un orgasmo prodotto in questo modo potrebbe essere imbarazzante.
Mi disinteresso per un momento del cervello, e cerco di capire cosa ci sia ora dentro la mia testa, nel posto che è stato lasciato libero. Mi osservo ad uno specchio, il palato e le narici, ma non trovo nulla di strano, probabilmente ora non c’è nulla. O magari aria intendo, ma comunque nulla di significativo.
Ritorno al tavolo e cerco a questo punto di capire quale sia il legame che ha ancora con me, se dopotutto sto agendo, ci sarà qualcosa che controlla le mie azioni. O no?
Il legame se c’è sembra invisibile e incomprensibile, anche se mi allontano non percepisco nulla di diverso. Estraggo una matita appuntita e in preda allo sconforto e alla frustrazione che mi derivano dalla mia incapacità di capire cosa stia succedendo realmente, provo a giocare a punzecchiare la corteccia conficcando la mina di grafite in mezzo ai gangli di materia grigia. Mi rendo conto che giocare con il cervello altera la percezione che ho del cervello stesso e della realtà circostante. Ad un piccolo tocco della matita, vedo gli oggetti attorno a me trasformarsi in cose improbabili per poi ritornare lentamente l’oggetto originario. Se il tocco è più deciso, mi accorgo che alcuni dettagli dell’oggetto originale restano permamentemente diversi, tipo un colore, le proporzioni, o qualcos’altro.
Rimango a giocare godendo nel vedere il modem wireless trasformasi in un uccello del paradiso dagli sgargianti colori e dal becco aggraziato, per poi umilmente tornare il grigio modem di fabbricazione taiwanense. Vedo per alcuni istanti anche la grassa bibliotecaria diventare una fotomodella dal fisico scolpito in tanga e reggiseno, e il lampadario trasformarsi in una nebulosa dove stanno nascendo nuove stelle e pianeti. L’antologia di letteratura latina per un istante si trasforma in un maestoso lupo grigio accovacciato sopra il tavolo, mentre un’altra volta la stanza diventa una grotta dalla fresca aria umida con le pareti costellate di stalattiti e stalagmiti. Dopo alcuni quarti d’ora mi sembra di aver intuito qual’è il punto usato dal cervello per riferirsi a se stesso, e toccandolo lo vedo trasformasi in pallone da calcio in cuoio, un palloncino, un cavolfiore, un riccio di mare e una pentola contenente oro luccicante dei folletti.
Ne ho abbastanza ora, e dopo aver ritrovato il punto esatto con precisione conficco la matita nel cervello. La realtà perde consistenza, tutto d’un tratto fatico a percepire quali sono i confini fra gli oggetti che si trovano davanti a me, il mondo gira e chiudo gli occhi.
Nel momento un cui li riapro il cervello è scomparso, e sul tavolo ci sono soltanto un fazzoletto stropicciato ed una matita che sta velocemente rotolando verso il bordo del tavolo. La matita cade, spezzandosi la punta.
Mi alzo per fare una passeggiata. Evito gli sguardi degli altri, evito di cercare spiegazioni razionali. Furstenberg, il gatto bianco e nero, mi passa fra le gambe, ed io lo ricambo accarezzandolo.
- Ciao micio.
- A volte i pensieri si manifestano, la nostra percezione agisce sulla nostra rappresentazione della realtà, ma non sempre ci è possibile far coincidere quello che percepiamo con una interpretazione logica del processo di percezione stesso. Riconsiderando quindi quanto ci giunge in luce di queste apparenti ingruenze passiamo ad una nuova percezione ed a un nuovo tentativo di costruire un modello che spieghi il nostro processo di percezione stesso. Quando si giunge ad un equilibrio possiamo usare a nostro vantaggio la nostra comprensione, altrimenti se non si giunge ad un punto di stabilità lo cercheremo per sempre, prigionieri di quella che le persone chiamano pazzia. Ma non sempre il confine è così netto.
- Scusa, cos’hai detto micio?
- Miao! Prr…. (guardando sornione)
4 Commenti »
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Questo chiaramente l’hai scritto dopo lo starnuto.
Comment di dario — Venerdì 7 Marzo 2008 #
Sicuro che non fosse una megacaccola?
Comment di paolo — Venerdì 7 Marzo 2008 #
casomai ti venisse a noia la matematica, mica ti riescono male le storielle…
Comment di Tiziana — Sabato 8 Marzo 2008 #
Grazie Tiziana!
Comunque strano che nessuno abbia ancora avanzato la spiegazione più semplice che avrebbe dovuto venirvi in mente (rasoio di Occam), ovvero che la storiella sia il resoconto di una superfumata di mezzo chilo di purissima marijuana fresca fresca, appena giunta dalla Colombia!
Ma forse mi conoscete tutti troppo bene!
Comment di Maurizio — Domenica 9 Marzo 2008 #