Canto II

Mercoledì 2 Aprile 2008 at 17:17 | In cazzate, delirio, fantasia, ospiti | 4 Comments

Ricevo e (volentieri) pubblico un raccontino surrealista sullo stile dei miei, il cui autore è Argene:

CANTO II DELL’INFERNO

Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita, … ma col GPS di nuova concezione probabilistica, riuscii ad uscirmene fin quando mi ritrovai dinanzi una porta che così minacciava:
“Per me si va nella città dolente, per me si va tra la perduta gente, per me si va nell’eterno dolore… lasciate ogni speranza voi ch’entrate!!!”
Ma il tutto intorno era di marzapane ed effettivamente il non aver mangiato dalla mattina dell’anno prima mi rendeva incline all’assaggiare almeno un pezzettino di quel che sembrava marzapane, ora qui ora là dava la sensazione di essere intarsiato di caramello, questo mi inclinava meno però. Bussai (ma non era la porta del paradiso), ne venne un ruggito malefico che disse con voce soave “Avanti”. Aprii e me ne pentii: un cane a tre teste, Berbero, iniziò a parlarmi di posti lontani ma non si capiva molto, le tre teste infatti continuavano a parlarsi sopra l’una all’altra. Aveva ragione la scritta “lasciate ogni speranza” di capire cosa dicesse Berbero. Lo salutai garbatamente gli dissi che avevo tremendamente da fare e che la sua compagnia era davvero un piiiiacereee, chiusi e staccai un altro pezzo marzapane al sapore di formaggio, troppo stagionato però. Il mio GPS improbabilistico mi indicò un’altra rotta, la seguii speranzosa di fare altre nuove conoscenze, ma era una rotta di collisione, picchiai la testa infatti in un albero, caddi tecca come feci solo quando presi il pallone da calcio in faccia, imprecai contro il GPS, che per giunta mi visualizzò un messaggio dove sottolineava di essere un modello improbabilistico, e che in base ai suoi calcoli e data l’esistenza di un piano di taglio mirato dei boschi sugli esemplari più vecchi, quell’albero lì non avrebbe dovuto più esserci. Mi rialzo con una specie di corno da unicorno in fronte. Ohi!
Obbligo il GPS a rifare nuovi calcoli e riparto. Cammino cammino per la via smarrita tanto che a un punto mi si avvicina un fauno…
iiiiiiiiiiii mamma accidenti agli zufoli, voleva che lo ascoltassi suonare, ho cercato di scappare via a corsa ma lui con le sue zampette da capra mi restava dietro attaccato. Alla fine mi ritrovo di nuovo alla porta di prima, tra i due mali scelgo Berbero, e richiudo la porta dietro di me. Piano piano, restando un po’ in disparte a spippolare sul GPS che per vendetta mi rispondeva a male parole, capii che Berbero mi raccontava di una via che iniziava da dietro di lui in poi. Era davvero dura capire che dietro di lui ci fosse una via tanto era grosso, allora gli urlai che io una via non la vedevo e lui si spostò mortificato. Lo ringraziai e andai, ma non avevo capito nulla del resto delle cose che ci fossero sulla via. Le tre teste continuavano a parlarsi sopra, credo anche in lingue diverse, di sicuro una lingua provò ad assaggiarmi. Presi e via… il GPS mi segnalò che lì non aveva campo e che dovevo vedermela per i cazzi miei (disse proprio cazzi!) ma tanto… qual’era la differenza? Anzi chi fa da se fa per tre… Arrivai a un fiume e li trovai un barcaiolo, il fiume era più o meno largo tre piedi, ma mi disse che se non montavo in barca un’anaconda sarebbe fiondata fuori dall’acqua e mi avrebbe inghiottito. Accettai! Il viaggio verso l’altra sponda fu un’odissea, non finiva più e per di più a un certo punto rimpiansi l’anaconda perché dovettimo attraversare Scilla e Cariddi, ma come Ulisse ne venni fuori sacrificando al Dio del fiume il mio GPS altamente improbabile gettandolo nella bocca di Scilla. Giunti all’altra sponda ringraziai il vecchino satanico, mi girai per intraprendere la fine (spero) del mio viaggio e incontrai Virginio.
“Oh Virginio, come tu stai?” ni dissi, e lui a me: “Affogato come sempre!” “oh che voddì!” insistetti , e lui: “no è che m’è rivo un GPS ad ‘improbabilità di calcolo il percorso giusto’ qui tra capo e collo ”, “e che centra con l’affogà?” ”de’! è che stavo nuotando…”. Compresi quindi il suo male…
Allora salutai il vecchio Virgino (in realtà 40 anni scarsi) e lo lasciai alle sue nuotate e il nuovo GPS che aveva trovato (somigliantissimo al mio per il fatto che imprecava). Son lì che faccio trullallero trullallà derellà per un campo quando mi sembrò di riconoscere il paesaggio intorno a me. Un monte a forma di Uomo Pensoso appuntato allo spigolo di un muro, una Pania fertile e lussureggiante di vegetazione… sì mi sentivo già a casa, ma di qualcun altro. Continuo imperterrita nella mia infatile scenetta con la canzoncina e tanto di gonna tenuta tra le dita delle mani, quando mi viene incontro una lepre marzolina: “Un buon non compleanno!!” mi apostrofa, e io a lei: “a me?”, e lei: “sì a te”, “ma oggi è il mio compleanno” mi tocca di correggere la poverina, e lei: “Ohimmena, sui 365 giorni dell’anno proprio oggi dovevamo incontrarci? Questo fatto è altamente improbabile considerando che il compleanno è solo 1 volta all’anno, mentre i non compleanni sono 364!” e io: “Addirittura quest’anno è bisestile e quindi i non compleanni sono 365” mi tocca di correggerla di nuovo. La lepre marzolina altamente alterata va via così come sen’era venuta, ma in più urlando a qualcuno di cercare la melassa, la melassa? Non ho la più pallida idea di che sia! Qualcuno ha mai visto la melassa?
Comunque camminando e continuando a guardare la lepre allontanarsi non mi avveggo del pericolo che sta per capitarmi, precipito infatti in una grossa tana di lepre, bella profonda, credo che la lepre lo abbai fatto proprio apposta a farmi la buca, per via di quella storia del non compleanno. Nel buio però una luce è accesa, mi avvicino, è il monitor di un computer con sistema operativo Windoze 95 perfettamente funzionante, finché non si pianta. Nella noia del momento inizio così a scrivere le mie memorie, sperando che qualche anima prima o poi riesca a leggerle, ma magari mi avrebbero ritrovato anche viva d’altronde avevo appena ingoiato un morso di marzapane, potevo durare ancora un altro anno, e poi tanto… io non ho paura.

4 Commenti »

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  1. ahuahua… tu mi vuoi uccidere. :-)
    composta tu?

  2. No, è della mia amica Argene!
    Sì, forse dovrei scrivere esplicitamente che Argene è un nome di persona :)

  3. Ehi!

  4. Uh, volevo dire che forse non tutti sanno che Argene è un nome. Non che andrebbe meglio a un cane :)


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